Definizioni
Con il termine acquacoltura vengono considerate tutte le attività umane finalizzate alla produzione di organismi acquatici realizzate in acque marine, dolci e salmastre e che comprendono le pratiche di allevamento ittico di tipo estensivo, semiestensivo ed intensivo.
Con il termine maricoltura si intendono invece tutte quelle pratiche di allevamento che vengono svolte in mare e che trovano la loro maggiore applicazione nella molluschicoltura offshore, nella pescicoltura in gabbie e nelle barriere artificiali sommerse.
L’acquacoltura è una delle attività di produzione alimentare a più alto tasso di crescita a livello mondiale negli ultimi dieci anni.
Quasi ovunque, di contro, il superamento dei limiti sostenibili delle catture in mare ha reso stazionari i livelli di produzione della pesca.
La legislazione e le politiche comunitarie per l’acquacoltura
La legislazione comunitaria relativa all'acquacoltura e alla commercializzazione dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura è disponibile sul sito www.europa.eu.int.
Secondo la definizione dell’Unione Europea e della Fao, l’acquacoltura è considerata dal punto di vista giuridico come un’attività agricola.
Con l'istituzione della politica comune della pesca l'Unione Europea ha rivolto particolare attenzione ai problemi strutturali dei diversi rami del settore della pesca: flotta, acquacoltura, trasformazione e commercializzazione dei prodotti, promozione, attrezzature portuali e misure socioeconomiche. Questo impegno nel settore si è concretizzato dal 1994 con la creazione dello SFOP, Strumento Finanziario di Orientamento della Pesca, che consiste in una dotazione finanziaria che interviene con contributi diretti ad assicurare un sostegno economico agli operatori della filiera. Lo SFOP sostituisce i due regimi precedenti che si applicavano uno alla flotta e all'acquacoltura, l'altro alla trasformazione e alla commercializzazione. Dal 1994 tutte le componenti della filiera rientrano nel campo di applicazione dello SFOP (la programmazione 2000-2006 ha previsto uno stanziamento complessivo di 221,6 milioni).
Il 19 giugno 2006, il Consiglio dei ministri della Pesca ha adottato il regolamento relativo al Fondo europeo per la pesca (FEP) proposto nel luglio 2004 dalla Commissione. Il FEP sostituisce l'attuale Strumento finanziario di orientamento della pesca (SFOP )
Il FEP mantiene la maggior parte delle misure esistenti nel quadro nello SFOP, ma introduce anche misure nuove e innovative per tenere conto dell'evoluzione delle necessità del settore. Nel quadro del FEP, il sostegno alle attività di pesca nelle acque interne e all’acquacoltura rispettosa dell’ambiente assume un'importanza maggiore. Per quanto riguarda l'attuazione delle misure, le norme a livello comunitario relative all'ammissibilità saranno limitate allo stretto necessario, cosicché gli Stati membri disporranno di maggiore flessibilità e potranno adattare più facilmente le misure alle esigenze del settore della pesca dei rispettivi paesi.
L'attuazione degli interventi è notevolmente semplificata. Gli interventi dello SFOP a favore del settore della pesca per uno Stato membro ricadevano nell'ambito di diversi programmi. In futuro, un unico programma FEP per Stato membro consentirà di concentrare gli interventi e di massimizzare l'efficienza delle misure. Inoltre, l'obbligo di elaborare un piano strategico nazionale per l'intero settore della pesca di uno Stato membro aiuterà ad individuare meglio le priorità, gli obiettivi e le risorse pubbliche per realizzare tali obiettivi.
Il FEP sarà incentrato su cinque aree prioritarie di intervento, che riflettono la missione del Fondo di agevolare l'attuazione delle misure adottate nel quadro della riforma della PCP per garantire la sostenibilità della pesca dal punto di vista economico, ambientale e sociale.
Si tratta delle cinque priorità seguenti:
1. adeguamento della flotta da pesca comunitaria;
2. acquacoltura, pesca nelle acque interne, trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura;
3. misure di interesse collettivo;
4. sviluppo sostenibile delle zone di pesca;
5. assistenza tecnica agli Stati membri per facilitare l'attuazione degli interventi.
Per quello che riguarda l’acquacoltura, il FEP continuerà a sostenere lo sviluppo sostenibile dell'acquacoltura europea. Gli allevatori di molluschi saranno ammissibili agli aiuti in caso di arresto temporaneo della raccolta per circostanze impreviste. I finanziamenti del FEP potranno inoltre essere destinati allo sviluppo e all'applicazione di metodi e pratiche che riducono l'impatto dell'acquacoltura sull'ambiente, all'attuazione di misure volte a promuovere l'igiene e la tutela della salute pubblica, nonché alle iniziative dirette a migliorare le condizioni di commercializzazione dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura. L'accento sarà posto sugli aiuti alle piccole imprese, ma anche le imprese più grandi potranno ricevere finanziamenti. Gli aiuti alla trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura saranno improntati agli stessi obiettivi. Gli interventi a favore della pesca nelle acque interne saranno mantenuti e saranno previste nuove possibilità di compensazione, sia per l'arresto temporaneo delle attività di pesca nelle acque interne in applicazione di misure comunitarie di conservazione delle risorse, sia per la destinazione dei pescherecci ad altre attività.
Saranno anche offerti aiuti per i progetti realizzati da operatori o organizzazioni del settore della pesca e dell'acquacoltura al fine di contribuire alla gestione sostenibile o alla conservazione delle risorse della pesca, di migliorare la trasparenza dei mercati dei prodotti e della pesca e dell’acquacoltura o di promuovere il partenariato tra studiosi e operatori del settore della pesca.
L’approdo all’acquacoltura biologica
Il binomio pesca responsabile ed acquacoltura eco-compatibile si colloca oggi in una visione più generale di gestione delle risorse ambientali marine, con particolare riguardo alla fascia costiera, in cui si concentrano molteplici attività ed interessi ed in cui è parimenti importante il rispetto degli equilibri naturali.
ll problema della sicurezza e qualità dei prodotti alimentari in generale e quindi anche di quelli ittici, le tematiche ambientali, il cosiddetto “benessere degli animali”, in cima alle preoccupazioni dei cittadini, sono state alla base della decisione dell’IFOAM (International Federation of Organic Agriculture Movements), organismo internazionale di riferimento per le produzioni biologiche (www.ifoam.org), di avviare un percorso di approvazione dei Basic Standard per l’acquacoltura biologica.
Altre esperienze volontarie di certificazione di prodotti ittici furono avviate negli anni 90 in Gran Bretagna, Svezia, Svizzera, Norvegia, Austria, Irlanda, Stati Uniti e Canada.
Su queste premesse si basano le norme sull’acquacoltura biologica che mutuano elementi tecnici ed etici anche da altri documenti come:
- il Codice di Condotta per una Pesca Responsabile (CCRF)
E’ stato unanimemente adottato il 31 Ottobre 1995 dalla Conferenza FAO e costituisce un quadro normativo volto ad assicurare uno sfruttamento sostenibile delle risorse ittiche in armonia con l’ambiente.
Esso stabilisce dei principi e degli standard internazionali di condotta - in conformità con le regole relative di diritto internazionale -per pratiche in grado di assicurare l’effettiva conservazione, la gestione e lo sviluppo delle risorse ittiche, con particolare attenzione per gli ecosistemi e la biodiversità, ma anche per gli interessi dei consumatori. Il Codice, la cui applicazione è volontaria, fa riferimento a diversi ambiti di validità: le catture, la trasformazione e il commercio del pesce e dei prodotti ittici, le operazioni di pesca, l’acquacoltura, la ricerca e l’integrazione della pesca nella gestione delle zone costiere.
Secondo il Codice di Condotta FAO, l’acquacoltura responsabile passa attraverso la valorizzazione dei sistemi marini costieri, con un dimensionamento delle produzioni adeguato alla ricettività dell’ambiente e con l’adozione di tutti i possibili accorgimenti tecnologici per la neutralizzazione degli inquinanti.
-la dichiarazione e il piano di azione della conferenza di Kyoto sul contributo della pesca alla sicurezza alimentare.
Secondo i documenti prodotti dalla Conferenza di Kyoto, l’acquacoltura può ampiamente contribuire alla sicurezza alimentare a livello locale, fornendo cibo direttamente al produttore o alla comunità vicina, specialmente in molte zone dell’Asia.
Questo contributo può essere anche indiretto, sia perché si tratta di un’attività economica regolare e affidabile (specialmente in confronto con le tradizionali attività di pesca), sia perché rappresenta una possibilità di diversificazione produttiva. Nei luoghi in cui la sicurezza alimentare è un tema importante, i produttori spesso lavorano su piccola scala, coinvolgendo direttamente le famiglie o le comunità; per questo offre la possibilità di coinvolgere gruppi svantaggiati, di indirizzare le attività a vantaggio delle donne o di aiutare gruppi senza terra dove ci sono corsi d’acqua sottoutilizzati.
Dal documento stilato a Kyoto nel corso del 3° Forum Mondiale per l’Acqua, si legge (punto 22): “Poiché le zone di pesca interne sono una fonte fondamentale di cibo, la produzione di pesce in acqua dolce dovrebbe essere realizzata attraverso degli sforzi intensificati per migliorare la qualità e la quantità dell’acqua nei fiumi e la protezione o ripristino di aree riproduttive”.