Cenni storici sull’Agricoltura Biologica
L’agricoltura biologica, sviluppatasi nel corso del XX secolo,muove da tre principali movimenti. Il primo di questi nasce in Germania, ispirandosi all'antroposofia, la teoria elaborata nel 1913 da Rudolf Steiner (1861-1925) come reazione al materialismo del tempo. Un suo discepolo, Pfeiffer, ne ha tratto i fondamenti filosofici di quella che è stata definita "agricoltura biodinamica". A caratterizzarla è la convinzione che le colture sono influenzate dalle forze materiali e spirituali presenti nel cosmo.L'agricoltore deve, quindi, operare in sintonia con gli influssi cosmici positivi. L'azienda agricola deve avere completa autonomia, grazie al sistema policoltura-allevamento. Sono rigorosamente vietate le pratiche colturali che impiegano sussidi chimici, a cominciare dai concimi minerali solubili.
Gli altri due movimenti hanno visto entrambi la luce dopo la seconda guerra mondiale. In Gran Bretagna la Soil Association ha propugnato un'agricoltura naturale e rispettosa dell'ambiente, ispirandosi al "testamento agricolo" che Albert Howard (1873-1947) ha stilato nel 1940 sulla base delle osservazioni condotte in India nell'arco di alcuni decenni. Per garantire l'equilibrio biologico e la fertilità del terreno (è questa l'idea centrale del "testamento") è essenziale l'apporto di materie organiche soggette a compostaggio, che consentono anche di accrescere la resistenza delle piante ai parassiti ed alle malattie. Le idee di Sir Howard sono state riprese successivamente negli Stati Uniti da Jerome Irving Rodale (1898-1971) ed applicate in particolare nell'orticoltura.
Il terzo movimento è nato in Svizzera, ad opera di Hans Peter Rusch (1906-1977) e Hans Muller (1891-1988), i primi a coniare la definizione agricoltura biologica. L'idea guida è l'utilizzazione ottimale delle risorse rinnovabili, al fine di garantire la sicurezza alimentare. Il metodo si caratterizza per l'importanza attribuita all'humus del terreno, per il ricorso al compostaggio di superficie e per la riduzione al minimo della lavorazione del terreno in modo da non alterarne la microflora. L'autonomia dell'azienda non è considerata essenziale ed è consentito l'approvvigionamento dall'esterno di fertilizzanti, purché organici. Rusch tentò di accrescere la credibilità di tale metodo sforzandosi di dimostrare il valore dell’agricoltura biologica mediante ricerche scientifiche ed economiche. Un contributo scientifico e moderno all’interpretazione dell’agricoltura biologica viene da Alfonso Draghetti, esplicitato nel 1948 con la pubblicazione di “Principi di fisiologia dell’azienda agraria”. Il lavoro di Draghetti, partendo dalla necessità di ridefinire il compito delle scienze agrarie e dell’agronomo, sostiene l’agricoltura biologica perché capace di operare nel mantenimento della fertilità del terreno e perché attenta all’utilizzo dei mezzi di produzione. L’azienda biologica è quella che “cessa di essere un meccanismo trasformatore di materie prime, con basso rendimento in prodotti mercantili, per assumere l’organizzazione perfetta di una vera entità simbiotica e vitale”.
Gli anni 50 vedono in Europa questi movimenti relegati ai margini dell’interesse politico e della programmazione dell’agricoltura che, all’indomani della guerra, punta tutte le sue risorse allo sviluppo quantitativo delle produzioni. Verso la fine degli anni 60 e negli anni 70 si registra, in sintonia con il fermento sociale e culturale che tocca l’intero continente, la nascita di numerosi movimenti che teorizzano il ritorno al lavoro dei campi e, più in generale, un approccio diverso allo sfruttamento della terra, proprio con i dettami dell’agricoltura biologica. L’affermazione di questi movimenti, che confluiranno in larga parte nel grande movimento ecologista europeo, e la convergenza di interessi economici su questo “nuovo” settore produttivo di parte dell’agroindustria e distribuzione organizzata comunitari, sono fattori che stimolano, nella loro eterogeneità, la comparsa di regole in grado di identificare e qualificare le produzioni da agricoltura biologica. In una prima fase questo processo si relega alla sola Europa settentrionale (Germania, Austria, Olanda e Danimarca in primo luogo) per poi estendersi, a partire dai primi anni 80, a tutto il continente ed in numerosi paesi terzi, in particolar modo Stati Uniti , Argentina ed Australia.
Steiner e Draghetti: le basi dell’agricoltura biodinamica e biologica attuali
Il metodo “antroposofico” di Rudolf Steiner
Il pensiero filosofico di Steiner, opinabile per molti suoi contemporanei, affronta in maniera critica quello che oggi viviamo come emergenza alimentare ed ambientale conseguenza di processi produttivi intensivi.
Egli propose la centralità nella vita dell’uomo della “ conoscenza integrale”, fatta,cioè, anche da una conoscenza spirituale: “Dall’antico passato ad oggi l’uomo ha guadagnato via via una chiarezza sempre maggiore dei suoi sensi fisici e della sua conoscenza scientifica, chiudendosi sempre più all’altra conoscenza, fino a dimenticarla del tutto, e a negarla rabbiosamente, una volta perduta….E, strano a dirsi, con questa perdita, l’uomo è divenuto temporaneamente anche maldestro nell’adempimento dei suoi compiti sociali (Steiner R.; La scienza occulta nelle sue linee generali, Laterza, Bari 1932).
La conoscenza integrale steineriana, esplicitata con la pubblicazione di “ Impulsi scientifico – spirituali per il progresso dell’agricoltura”, ha la capacità di proporre soluzioni idonee rispetto ai problemi che l’uomo si trova ad affrontare: qualsiasi attività umana deve tendere ad uno sviluppo armonico che sia in grado di sviluppare l’elemento spirituale e questo è possibile solo attraverso una indagine spirituale.
Nell’introduzione alle conferenze sull’agricoltura tenute a Dornach il 20 giugno 1924 Steiner afferma:“…si osserva proprio che ora sta degenerando non soltanto lo sviluppo morale dell’umanità, ma anche l’operato dell’uomo nei riguardi della Terra.. proprio l’agricoltura quella che, sotto l’influsso della concezione materialistica, si è allontanata dai principi razionali. Pochissimi sanno che nel corso degli ultimi decenni si è verificato in agricoltura il fatto che tutti i prodotti di cui ci nutriamo stanno degenerando, e lo fanno con un ritmo estremamente veloce” .
Steiner parte dalla concezione che tutto quanto esiste sulla terra è interconnesso con quanto avviene nell’intero cosmo. In agricoltura quindi non si può agire solo in funzione delle leggi biologiche, ma bisogna andare oltre, considerando le forze, gli impulsi ed i principi organizzatori che agiscono nelle sostanze e tra le sostanze. “Si può coltivare frutta dall’aspetto bellissimo, sia nei campi sia nel frutteto, ma l’uomo ne avrà soltanto un mero riempimento dello stomaco, non avrà frutta che favorisca la sua esistenza interiore. Purtroppo oggi la scienza non è capace di giungere fino al punto di dare all’uomo il miglior genere di nutrimento per il suo organismo, perché essa non trova affatto la via che può condurre a questa meta” (Steiner R.: Impulsi scientifico – spirituali per il progresso dell’agricoltura, Ed. Antroposofica, Milano 1979).
Per Steiner l’azienda agricola và considerata come un’entità “conchiusa” concepita cioè come una specie di individualità a se stante. E’ importante che l’azienda ospiti al suo interno le stesse diversificazioni che si riscontrano nell’ambiente naturale:“Si ottiene veramente molto per l’agricoltura ripartendo in modo giusto bosco, piantagioni frutticole, arbusti e stagni con la loro naturale ricchezza di funghi, anche se si debba per questo ridurre un poco l’area complessiva del terreno messo a coltura. In ogni caso non è affatto economico sfruttare il terreno al punto che scompaia tutto quanto ho nominato, con il pretesto puramente speculativo di una maggiore superficie coltivabile. Quel che vi si può coltivare in più è dannoso in misura molto maggiore di quello che può dare la superficie tolta alle altre attività. In un esercizio tanto legato alla natura come una fattoria non è possibile trovarsi bene senza vedere nella giusta prospettiva i nessi che mette in opera la natura stessa e le azioni reciproche in seno all’economia naturale”
Altro elemento è dato dall’importanza della concimazione che per Steiner ha lo scopo non tanto di fornire elementi nutritivi ma quello soprattutto di conferire al terreno un certo grado di vitalità e questo non è possibile farlo attraverso la concimazione minerale:”lo si può fare solo usando sostanza organica e portandola in una condizione tale da farla agire organizzando e vivificando l’elemento solido della terra”.
Ne deriva l’importanza che in una azienda ha il patrimonio zootecnico che se giustamente calcolato è in grado di produrre la giusta quantità di letame. Steiner afferma “L’azienda è sana in quanto sia in grado di procurarsi il letame attingendo al proprio patrimonio zootecnico” ; inoltre gli animali che vivono in una determinata azienda nutrendosi di ciò che quella azienda produce forniranno il letame più indicato per concimare il terreno su cui quella pianta cresce.
E’ per questo che Steiner afferma che “il bisogno eventuale di utilizzare letame proveniente da un’altra azienda va considerato come un medicamento per un’agricoltura già malata”. E’ importante quando si parla di concimazione capire che non si tratta di aggiungere solo sostanze di cui la pianta ha bisogno ma bisogna aggiungere anche “forze vitali”. Queste “forze vitali” hanno lo scopo di far assorbire alla pianta le sostanze che provengono dal cosmo ma devono essere assorbite solo dopo che esse sono state irradiate dal cosmo al terreno.
Queste sostanze necessarie in quantità minime (diluizioni omeopatiche) ma di fondamentale importanza potrebbero divenire indisponibili in quanto con una concimazione irrazionale rendiamo la terra incapace di assorbire direttamente dal cosmo queste sostanze, ed è per questo che nell’agricoltura biodinamica vengono usati dei particolari preparati a base di fiori di achillea, fiori di camomilla, ortica, corteccia di quercia, fiori di tarassaco e infiorescenze di valeriana, che aggiunti al letame hanno lo scopo di regolare ed intensificare l’azione che il concime esercita sulla vita del terreno. Per l’accrescimento delle piante il principio cardine è che non si può comprendere la vita delle piante senza considerare che tutto quanto esiste sulla Terra è soltanto un riflesso di ciò che avviene nel cosmo.
Per Steiner l’influenza del cosmo sulla vita della terra avviene attraverso l’elemento siliceo e l’elemento calcareo. Nell’elemento siliceo operano le forze di Saturno, Giove e Marte; in quello calcareo operano Luna, Venere e Mercurio. L’azione cosmica di Venere, Mercurio e Luna attraverso l’elemento calcareo influenzano le parti deputate alla riproduzione, mentre Marte, Giove e Saturno, attraverso l’elemento siliceo permettono che le sostanze nelle piante si trasformino in alimento per l’uomo e l’animale.
E’ per questo che per Steiner “l’abc per giudicare l’intero processo di accrescimento della pianta sta nel sapere sempre riconoscere che cosa in esso è cosmico e che cosa è terrestre, nel come si possa rendere un terreno atto a condensare in sé le forze cosmiche e a trattenerle piuttosto nella radice o nelle foglie, oppure come si possa affinare tali forze cosmiche in modo che arrivino fino ai fiori, colorandoli, oppure giungano fino ai frutti per compenetrarli con un delicato sapore”. La crescita delle piante, quindi, è influenzata dalle fasi lunari, dalla posizione della luna rispetto alle costellazioni dello zodiaco e da altri ritmi cosmici; a seconda dell’organo per cui la pianta viene coltivata c’è un periodo idoneo per eseguire le varie operazioni colturali. Sulle infestanti“Il punto non è tanto giungere a una definizione dell’erbaccia, quanto di farsi un concetto del come si possano eliminare da una certa zona le erbe che non vi si vogliano…Dalla luna discende verso la pianta un’intensa e organizzatrice forza cosmica, affinché esse vengano aiutate anche in relazione a quanto legato al seme; la forza di crescita viene così intensificata fino a diventare forza di riproduzione”
Quindi per Steiner è possibile sviluppare le forze antagoniste alla forza lunare responsabili dello sviluppo delle infestanti. Per far ciò basta raccogliere i semi delle piante che non si vogliono, si bruciano e le ceneri cosi ottenute essendo un concentrato delle forze antagoniste alle lunari, spargendole sul terreno anche se in modeste quantità sono in grado di inibire lo sviluppo dell’erba indesiderata.Stesso concetto viene applicato ai parassiti.
L’Azienda Biologica di Alfonso Draghetti
Alfonso Draghetti, critico verso la metodologia imperante del suo tempo, che ha perso di vista l’organismo aziendale nel suo complesso, e verso la ricerca, che analizza gli elementi aziendali indipendentemente uno dall’altro, rivolta soprattutto alla produzione economica, individua la causa della degenerazione del sistema produttivo agricolo soprattutto nella scoperta dei concimi e del motore, che furono ritenuti il segnale della definitiva emancipazione della tradizionale agricoltura, e nel superamento delle leggi biologiche per una produzione libera e illimitata, attraverso mezzi di produzione artificiali. Questa “degenerazione moderna” ha portato, per Draghetti, all’affermarsi dell’azienda economica che preferisce usare mezzi di produzione artificiali, più onerosi, in sostituzione di quelli biologici e naturali in gran parte gratuiti.
Draghetti ripercorrendo l’evoluzione dell’agricoltura individua tre tipologie di azienda agraria:
- l’azienda agraria come “organizzazione di sfruttamento delle risorse naturali e gratuite” che traduce in prodotti mercantili la ricchezza naturale della terra. E’ l’azienda tipica delle prime fasi di colonizzazione di paesi ricchi di risorse naturali ma che come tale non dura nel tempo.
- L’azienda come “organizzazione di trasformazione del lavoro intensivo e dei concimi chimici d’importazione” dove vengono trascurate le risorse chimiche del terreno. Per Draghetti questa è un’agricoltura poco informata delle leggi biologiche della fertilità, persegue un indirizzo mineralista, più o meno larvato, avvalendosi della fertilità naturale come acquisizione quasi soltanto spontanea”. Draghetti prosegue “Si devono indubbiamente riconoscere a questo tipo di azienda i grandissimi progressi dell’ultimo secolo, chiamato, appunto perché fondato sulle macchine e sui concimi minerali, secolo della meccanica e della chimica. Ma non meno grandi i difetti che le vanno riconosciuti, per la creazione di organismi esageratamente sensibili alle crisi di disponibilità dei concimi, delle macchine e dei carburanti, come l’ultima guerra ha dimostrato, con il rapido e fatale declino della produzione, nei paesi più caratteristici di questa agricoltura, al primo verificarsi di avvenimenti contrari.”
- L’azienda come “vero e proprio organismo biologicamente autoctono, che richiede soltanto la restituzione di quanto si esporta con la produzione mercantile”, e la via che deve seguire la restituzione non è quella diretta del terreno, ma quella indiretta della materia organica circolante
E’ questa l’azienda che Draghetti definisce biologica : quella che “cessa di essere un meccanismo trasformatore di materie prime, con basso rendimento in prodotti mercantili, per assumere l’organizzazione perfetta di una vera entità simbiotica e vitale”. Da questa concezione deriva che l’azienda agraria per Draghetti non va considerata esclusivamente come un terreno da coltivare a seconda delle indicazioni del mercato, ma va intesa come un “organismo da allevare o, eventualmente da sanare nel presupposto fondamentale di raggiungere la normalità, non di una o di poche ma di tutte le sue funzioni”. A tale scopo, lo strumento di analisi è la fisiologia agraria, che ci permette di studiare l’azienda agraria nel suo complesso organizzativo che include tutti i suoi elementi (terreno, piante animali, concimi microrganismi macchine, uomo). Per Draghetti nell’azienda agraria biologica la vera essenza è rappresentata dalla sostanza organica, sia come materia vivente e rigenerativa rappresentata dalle piante, sia come materia morta costitutiva rappresentata dall’apparato digestivo-nutritivo del terreno. Accanto a questi sistemi si colloca il sistema elaboratore dato dagli animali che trasformano la materia organica viva in materia organica morta. L’azienda al pari di un individuo è provvisto di un sistema produttivo e uno circolatorio. Il sistema circolatorio a sua volta è suddiviso in piccola circolazione rappresentata dalla sostanza organica che cade direttamente sul terreno sotto forma di foglie, rami ecc., e da una grande circolazione, determinata dall’apparato digerente degli animali, che apporta sostanza organica tramite le feci. Nell’azienda progredita di Draghetti, alla piccola circolazione è demandata soprattutto la funzione di nutrire i microrganismi mineralizzatori, mentre la grande circolazione riveste il ruolo di generatore di materia organica specificatamente umogena capace di restaurare innanzitutto il tessuto connettivo della fertilità del terreno. L’humus che deriva dalla piccola circolazione è in prevalenza humus nutritivo, l’humus che deriva dalla grande circolazione è un humus durevole che oltre ad assolvere la funzione nutritiva ha una decisa influenza sull’ambiente chimico-fisico del terreno.
Per Draghetti, una corretta gestione dell’azienda agraria presuppone la conoscenza:
-dell’organo della fertilità del terreno, che da una parte dovrà adempiere alla sua funzione di digestione delle riserve minerali insolubili del terreno fondamentale, assimilandole nella massa organica e microbica, dall’altra adempire alla sua funzione di nutrizione mediante la mineralizzazione della sostanza organica
- del sistema generatore della materia organica, ossia delle coltura agrarie non sotto l’aspetto economico ma sotto il più importante aspetto fisiologico. A seconda della funzione nella circolazione aziendale vengono distinte le:
• colture umogene specifiche (le foraggere): quelle colture capaci di alimentare sia la piccola circolazione, con una quantità notevole di residui organici integri capaci di alimentare una microflora molto numerosa, sia la grande circolazione ; attraverso la trasformazione subita in stalla costituiscono la parte preponderante dell’humus nutritivo, grazie al loro alto contenuto di sostanze azotate e principi minerali nutritivi. Queste colture fondamentali per la fertilità aziendale devono avvicendarsi su tutti gli appezzamenti dell’azienda mentre il letame da loro derivato viene utilizzato seguendo le rotazioni colturali;
• colture umogene funzionali sono rappresentate da quelle colture i cui residui in presenza della stalla vengono trasformati in letame (es. cereali da granella). Le colture umogene funzionali hanno soprattutto il compito di arricchire la circolazione di materie cellulosiche e lignificate e sono responsabili della produzione di humus durevole.
• colture umocarenti sono invece le colture il cui contributo alla circolazione della materia organica è minimo o nullo. Per Draghetti queste sono in genere le coltivazioni considerate miglioratrici così definite non in funzione della loro influenza fisiologica ma in funzione della fertilità residua che lasciano sul terreno grazie a grosse anticipazioni da loro ricevute con la pratica colturale e non interamente utilizzate.
L’alternanza dei primi due gruppi di colture, contribuisce in maniera diversa alla circolazione della fertilità aziendale (produzione di humus durevole e di humus nutritivo) e diviene il presupposto indispensabile per ottenere una fertilità generale dell’azienda biologica. Il terzo gruppo di colture entra nelle rotazioni dell’azienda di Draghetti con il compito di regolare e moderare l’influenza dei due gruppi visti precedentemente. Un utilizzo corretto dell’avvicendamento e delle rotazioni colturali unite alla presenza dell’allevamento del bestiame e quindi della presenza della stalla sono gli elementi indispensabili per l’evoluzione dell’organismo aziendale dal tipo primitivo dominato dalla piccola circolazione al tipo progredito in cui sulla piccola circolazione predomina la grande circolazione.
La mancanza della stalla, e quindi della grande circolazione, è per Draghetti un forma aziendale “aberrante” incapace di imprimere quella perennità propria delle aziende complete.